Il basket secondo Giorgio Armani

by Massimiliano Sartor

La storia d’amore tra il ‘Re’ dell’eleganza e la sua Olimpia Milano

“Il basket è una passione di famiglia, lo giocavano sia mio fratello che mia sorella. È uno sport adrenalinico, di grande impatto visivo, nobile direi. Mi stimolano questi aspetti”

Era il 6 giugno 2008. In un’afosa giornata meneghina Giorgio Armani, l’elegante ‘Re’ del fashion made in Italy, siglava l’accordo per rilevare la l’Olimpia Milano.

Lo stilista e imprenditore, nonché guru della moda mondiale, diveniva così proprietario delle ‘Scarpette Rosse’, aggiungendo alle passerelle il parquet e dando il là ad un ciclo cestistico ancora oggi in atto: un’oasi di eccellenza strutturale e organizzativa, una società moderna e virtuosa difficilmente replicabile nel Bel Paese (non ce ne vogliano le ‘V Nere’ bolognesi).

Icon Collection Juventus

EA7 prima, Armani Exchange poi, l’impegno di patron Armani negli ultimi tredici anni è difficile da quantificare, non solo a livello di sponsorizzazioni ed esborso economico, ma anche a livello di emozioni investite. Emozioni ripagate da 3 Scudetti, 3 Supercoppe e 3 Coppe Italia, vero, trionfi alternati però ad annate incompiute, a semifinali e finali playoff perse contro squadre dal budget nettamente inferiore, all’eterna pena europea dell’Eurolega, manifestazione in cui solo l’anno scorso Milano è riuscita ad infrangere l’agognanta barriera delle Final Four.

In tutto questo calderone di gioie e dolori, il nativo di Piacenza, entrato nel mondo della moda come semplice vetrinista nei lontani anni ’60, non ha mai perso il caratteristico aplomb. Vederlo in prima fila al Forum di Assago, vederlo osservare le partite immerso in criptici silenzi, in attente valutazioni, vederlo stringere la mano a giganti che repentinamente si fanno piccoli e rispettosi di fronte al suo sorriso, vederlo sollevare coppe e titoli conquistati, resta un qualcosa a cui ancora oggi è difficile abituarsi.

È difficile, quasi surreale, abituarsi al suo definirsi genuinamente un “playmaker nel proprio mondo lavorativo”, è suggestivo sentirlo parlare della pallacanestro, dell’arte creata da James Naismith, come di un’opera teatrale.

“Spesso ho immaginato come potrebbe essere una partita giocata su un campo molto illuminato, come se fosse un incontro in notturna, lasciando una luce più soffusa sugli spalti”, ha dichiarato in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno.

Icon Collection Juventus

Nella gestione della propria squadra Armani sembra essere spinto sì dall’amore per la palla a spicchi, dall’amore dei grandi Presidenti sportivi degli anni ’80, mescolato con la statuaria classe di chi sa di essere istituzione, ma anche da un’altra viscerale passione: quella per la sua Milano. La Milano che lo accolse nel dopoguerra, appena quattordicenne, che lo istruì nei brulicanti corridoi della Rinascente, la Milano che l’ha visto esprimere ed esportare il proprio genio, la Milano che mai scorda di definire “grande e generosa, che anche quando trema non si lascia travolgere, che pensa al domani senza fermarsi all’oggi, e che non conosce la parola arrendersi”.

Ecco spiegato il legame con quello che, prima dell’arrivo di ‘Re’ Giorgio risultava essere l’annoiato e impotente pubblico dell’Olimpia. Un popolo che si era sempre più spento, sopito, che era stato allontanato da una società impossibilitata a competere nelle zone più alte della classifica, da giocatori che sembravano brutte copie dei Mike D’Antoni e Dino Meneghin ammirati in passato.

“Quando decisi di rilevare la squadra, dopo averla sostenuta per alcuni anni come sponsor, feci la promessa di riportarla in cima alla classifica italiana. La società era in crisi e così decisi di fare un passo in avanti, volevo provare a riportare alla città e ai tifosi un progetto consono alla storia di questo glorioso Club. Certo non immaginavo che il tutto avrebbe richiesto un simile impegno. Ci sono voluti otto anni di interventi, strategie, fiducia… Devo dire che quando il 27 giugno 2014, dopo ben 18 anni, abbiamo vinto il titolo battendo il Siena e i tifosi hanno invaso il parquet ridendo, piangendo e cantando, ho provato una delle emozioni più forti della mia vita. Ed è ogni volta una felicità grandissima, e un motivo d’orgoglio, vedere la Milano degli appassionati, con il suo entusiasmo, che presenzia in massa al Forum per assistere alle partite”

Icon Collection Juventus

Se Milano sta egemonizzando il campionato e l’Eurolega in corso, se il suo progetto a lungo termine, nobilitato dal ritorno in patria di Ettore Messina, sembra essere destinato ad un dominio continentale, oltre che nazionale, lo deve a questo teorico dello stile, all’uomo che ritiene questa componente estetico-filosofica “eleganza non stravaganza. L’importante è non farsi notare, ma ricordare”.

E la pallacanestro voluta da ‘Re’ Giorgio pare costruita proprio su questa pietra angolare, oltre che sull’eccentricità, altro termine-cardine della sua ricerca, della sua poetica. Un’eccentricità che si sprigiona nelle divise dell’Olimpia, kit sempre in aggiornamento, sempre in evoluzione.

Icon Collection Juventus

I completi da gara sono solo la parte più tangibile, superficiale, dell’intenso intreccio tra l’universo moda e l’universo a spicchi. In fondo sta proprio qui, in questa apparente dicotomia divenuta binomio, fusione, l’unicità dell’associazione Armani-basket. Un’associazione destinata alla grandezza.

“Basket e moda oggi hanno molto in comune. Personalmente penso che nella moda unire eleganza e performance sia il futuro. Viviamo tutti vite frenetiche: abiti basati su soluzioni sportive, ma realizzati con attenzioni sartoriali, sono l’innovazione autentica. Coniugare comfort ed eleganza, rinunciando agli orpelli, è da sempre il mio obiettivo: come designer e come uomo”

Icon Collection Juventus